Massimo Cecchi, Corinna Dagliana: Le nuove dipendenze e i Servizi. Integrazione con l'auto-aiuto. 7/10/ 2011

In questo periodo di grandi cambiamenti sociali, si presentano nuove sfide e nuove problematiche per le quali l’auto-aiuto può rappresentare una risposta e le nuove tecnologie una modalità diversa per utilizzarlo e per diffonderne la cultura fatta anche di impegno sociale e  cittadinanza attiva.
Tra le nuove problematiche rientrano a pieno titolo le cosiddette “nuove dipendenze”[3], termine con il quale ci si riferisce a quei disturbi comportamentali derivanti dalla ripetizione di attività, in genere socialmente accettate, che non implicano l’assunzione di alcuna sostanza e che, proprio per questo, stanno alimentando il dibattito a livello scientifico, dato che mancano riferimenti chiari in proposito. Infatti il concetto di dipendenza patologica presuppone, sia per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), con  la Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari correlati (ICd-10)[4] che per il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV-TR)[5], esclusivamente l’uso di sostanze psicoattive.                             Questo almeno sino ad oggi.

Le nuove dipendenze

Tralasciando il problema della definizione scientifica, all’interno delle cosiddette “nuove dipendenze” possiamo comprendere una vasta gamma di disturbi tra cui:

- la dipendenza da internet (Internet addiction disorder , IAD) e in generale dalle nuove tecnologie (ad esempio: computer, cellulare e televisione);
- lo shopping compulsivo;
- la dipendenza affettiva;
- la dipendenza da sport (Bigoressia) e da alcuni comportamenti alimentari (Ortoressia);
- la sexual addiction;
- la dipendenza dal lavoro.

Tutti hanno in comune tra loro e con le “vecchie” dipendenze alcune somiglianze cliniche: la compulsività (sensazione di non riuscire a resistere o a controllare l’impulso di mettere in atto il comportamento), il craving (una tensione crescente percepita subito prima di mettere in atto il comportamento), una sensazione di piacere e sollievo durante la messa in atto del comportamento, il mettere in atto il comportamento nonostante le conseguenze negative associate ad esso e una percezione di perdita del controllo. Quindi tutti aspetti che caratterizzano la dipendenza.
Vediamo nello specifico queste nuove problematiche.

Dipendenza da internet o Internet Addiction Disorder

Le nuove tecnologie, l’uso del computer, del fax, video giochi, internet, del telefono cellulare, si sono diffuse velocemente nell’ultimo decennio e hanno modificato la nostra vita e il nostro modo di comunicare, portando al contempo anche alcune problematiche quali la dipendenza psicologica che procurano, specie per le giovani generazioni[6].
I nostri figli adolescenti non riescono a concepire la loro vita, la comunicazione, senza il telefono cellulare e ne fanno un uso non sempre moderato e corretto, in particolare riguardo l’invio o ricevimento di messaggi “sms”, vera “moda/mania” contemporanea. Stessa cosa si può dire per l’utilizzo dei video giochi e della “rete”, internet. Video giochi, cellulare e internet, vedono già molte persone esserne dipendenti e trascorrere molte ore del giorno e della notte utilizzandoli e isolandosi dal mondo che li circonda. Fenomeni come la dipendenza da pornografia “on line” (film, immagini, chat erotiche, ecc.), del gioco d’azzardo on line sono molto più diffusi di quanto si possa credere.             Il Giappone, paese tecnologicamente più avanzato del nostro, presenta già esperienze non indifferenti, anche dal punto di vista numerico, riguardo la dipendenza dalla tecnologia specie nei giovani. L’Hikikomori, fenomeno giapponese di disagio sociale e psicologico che recentemente ha trovato l’attenzione dell’opinione pubblica occidentale, vede non solo l’isolamento del giovane dalla vita esterna, dai rapporti con gli altri, relegato nella propria camera, ma anche l’utilizzo di internet, televisione, web-cam, per mantenere quel “contatto umano” che l’individuo non può non avere[7].
L’espressione Internet Addiction Disorder (IAD) è stata utilizzata per la prima volta nel 1995 da Ivan Goldberg, psichiatra americano, che riferendosi a tale patologia, propose di equiparare i criteri diagnostici per questo disturbo a quelli definiti nel DSM-IV per il gioco d’azzardo patologico.
Tale termine (Internet addiction disorder) risulta però abbastanza vago poiché si trova a comprendere al suo interno una vasta gamma di comportamenti e problemi di controllo degli impulsi.
Seguendo la classificazione effettuata da Kimberly Young, fondatrice del “Center for Online Addiction”, si possono distinguere 5 specifici tipi di dipendenza da internet[8]:

- Dipendenza ciber-sessuale (o dal sesso virtuale): comprende sia soggetti dediti allo scaricamento e utilizzo di materiale pornografico on-line, sia le persone coinvolte in chat-room per soli adulti. Frequentemente si accompagna a  masturbazione compulsiva (Le persone non incontrano altre persone reali);

- Dipendenza ciber-relazionale (o dalle relazioni virtuali): si riferisce ad individui “eccessivamente” coinvolti in relazioni on-line. Per questi soggetti il mondo virtuale diventa rapidamente sempre più importante, e tendono a trascurare i rapporti nella “realtà” con la famiglia e gli amici “reali”;

- Net Gaming: comprende quelle persone che passano molto tempo in rete nei giochi on-line (videogame, gioco d’azzardo) o facendo shopping o commercio on-line;

- Sovraccarico cognitivo: si riferisce alle persone che trascorrono sempre maggiori quantità di tempo nella ricerca e organizzazione di dati dal web, data la vastità dei dati disponibili nella rete;

- Gioco al computer: questo tipo di dipendenza caratterizza le persone che passano sempre maggiore tempo al computer giocando a giochi che non prevedono l'interazione di più giocatori e che non sono giocati in rete (giochi come solitario e campo minato, per citare quelli che andavano di moda già negli anni ’80).

Internet è uno strumento straordinario: le persone stando comodamente nelle loro case, “al sicuro”, possono entrare in contatto in un attimo con realtà lontane e diverse, provando intensi e piacevoli sentimenti di fuga e superando on-line i problemi della “vita reale”. Si ha il superamento di ogni limite personale e spazio temporale e questo genera un senso di onnipotenza (fenomeno presente anche negli utilizzatori di sostanze psicotrope).
Inoltre questo strumento straordinario è ormai diffusissimo e di facile utilizzo: in molte case ormai è presente almeno un computer e una connessione alla rete e la percezione di un possibile rischio legato all’uso di internet è praticamente inesistente, proprio perché è visto comunemente come uno strumento molto utile. Questo fatto quindi facilita la negazione del problema da parte della persona dipendente, che arriva quindi raramente o molto tardi a chiedere aiuto.
La persona che soffre di dipendenza da internet si distingue per un forte bisogno di trascorrere sempre più tempo sul web per trarne piacere e contemporaneamente di un calo di interesse per altre attività. Il dipendente da internet trascorre molta parte del suo tempo in attività legate alla rete e, nonostante la consapevolezza che questo sia per lui causa di problemi “fisici” (a gli occhi, articolazioni, persino attacchi epilettici, ecc.), sociali e psicologici, continua ad andare sul web, non riesce ad astenersi, o a moderare il suo uso. D’altro canto, la sospensione o diminuzione di questo comportamento gli crea ansia, agitazione psicomotoria, pensieri ossessivi (“cosa succede sul web”) e depressione.

Lo shopping compulsivo o dipendenza dagli acquisti

Questa “nuova dipendenza” è prevalentemente diffusa tra le donne, generalmente di fascia sociale media e con un’età di circa 40 anni.
La “shopper” compulsiva si distingue per una disposizione a soddisfare un bisogno continuo, improvviso e irrefrenabile di acquisto.
Nello specifico si può parlare di shopping compulsivo quando:
-    gli acquisti si ripetono più volte in una settimana;
-    il denaro investito per lo shopping è eccessivo rispetto alle proprie possibilità economiche;
-    gli acquisti perdono la loro ragione d'essere: non importa che cosa si compri, ciò che conta è comprare,  anche più volte lo stesso oggetto, soddisfare un bisogno irrefrenabile che spinge a entrare in un negozio e uscirne carichi di pacchi;
-    quando il bisogno di fare shopping non può essere soddisfatto, il mancato acquisto crea profonde crisi di ansia e frustrazione;
-    la dedizione agli acquisti compare come qualcosa di nuovo rispetto alle abitudini precedenti[9].

La Dipendenza Affettiva


La persona che soffre di questo disturbo tende ad instaurare relazioni affettive “patologiche”, caratterizzate da scarsa o nessuna reciprocità. Il dipendente affettivo si dona completamente al partner, che è generalmente problematico o sfuggente, e fa di lui l’unica ragione di vita. Per questo fa di tutto, o quasi, per compiacerne i bisogni: le donne generalmente manifestano comportamenti protettivi, svolgendo il ruolo di mamma o di infermiera in base alle circostanze, arrivando perfino a sopportare violenze pur di non perderlo, perché senza di lui si sentirebbero perse; l'uomo invece tende o a mascherare il proprio bisogno d'affetto, investendo gran parte delle energie nel lavoro o in hobby, o ad agire comportamenti eccessivamente protettivi, sconfinando nella gelosia patologica[10].   Da quanto esposto emerge chiaramente come la co-dipendenza dei familiari di persone con dipendenze da sostanze si può far rientrare tra le dipendenze affettive[11].
La Dipendenza da Sport (Bigoressia) e da alcuni comportamenti alimentari (Ortoressia)

Le Nuove Dipendenze annoverano al loro interno anche due disturbi alimentari particolari: l’Ortoressia o “dipendenza dal mangiare sano” e la Bigoressia o “fame di grossezza”.
Se la prima riguarda le persone che mostrano una “patologica” attenzione per la scelta del cibo e per le norme alimentari, la seconda caratterizza chi, insoddisfatto del proprio aspetto fisico, sente il bisogno di avere un corpo asciutto e maggiormente muscoloso e per questo si prodiga in costanti, prolungati e duri allenamenti, diete (generalmente a base di alimentazione iperproteica) e spesso abuso di farmaci, di sostanze stimolanti e di steroidi anabolizzanti.
Questi comportamenti patologici possono portare non solo a disturbi dell'umore ma anche ad alterazioni dei rapporti sociali[12].

La Sexual Addiction o dipendenza sessuale

È un disturbo psicologico e comportamentale nel quale l’individuo sperimenta il bisogno persistente e crescente di avere rapporti sessuali o comunque di pensare al sesso, e quindi una dipendenza dall'attività sessuale, nonostante il manifestarsi di conseguenze negative, per sé e per gli altri. La soddisfazione di questo bisogno procura piacere, ma allo stesso tempo genera disagio, ansia, malessere, senso di vergognaperdita di denaro[13].
L'individuo percepisce la sessualità come elemento centrale della sua vita: pensano al sesso, lo cercano, lo praticano in continuazione, spesso mettendo in crisi i loro rapporti di coppia, perché i
partners non riescono a reggere i loro ritmi, ricorrono a rapporti a pagamento.

La dipendenza dal lavoro

In America questa dipendenza è stata denominata “workaholism”, facendo riferimento al termine inglese “alcoholism” con cui si designa la dipendenza da alcol[14].
È un fenomeno moderno, spesso sottovalutato poiché la nostra società attribuisce una grande importanza alla realizzazione professionale.
La dipendenza da lavoro è un disturbo che caratterizza una persona così dedita al lavoro da relegare in secondo piano la sua vita sociale e familiare sino a causare danni a se stessa e alla propria famiglia. Il lavoro ha infatti un effetto anestetizzante sull’individuo dipendente, sulla sua sfera emotiva, rendendolo distaccato e insensibile.
La persona che soffre di questa dipendenza è incapace di regolare le proprie abitudini di lavoro, il suo bisogno di lavorare è talmente eccessivo da creare notevoli disagi ed interferenze nello stato di salute, nella felicità personale, nelle relazioni personali e familiari e nel suo funzionamento sociale. Non di rado si arriva a perdere rapporti affettivi (separazioni) e attività praticate in precedenza (sport, hobbies, ecc.)

Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP)

            Il gioco d’azzardo legale negli ultimi anni sta assumendo in Italia delle dimensioni enormi. Nessun’altra attività economica è in così intenso e costante aumento. Con ricavi intorno ai 50 miliardi di euro e una diffusione del gioco capillare: sale per scommesse ippiche e sugli altri sport, news lot (macchinette) posizionate in molti esercizi pubblici, gratta e vinci acquistabili pressoché ovunque, tombole, lotto, superenalotto pubblicizzate enormemente sulle tv pubbliche e private, sviluppo straordinario delle possibilità di gioco on line, di tutti i giochi sopra menzionati e in particolare il poker nella versione texas hold’em[15], ecc. Il gioco d’azzardo produce in Italia, secondo le statistiche, una percentuale di popolazione che ne diviene dipendente  stimata  tra 1 e 3%, ovvero circa 800.000/1.000.000 persone con danni ingenti per loro e le loro famiglie: debiti, perdita lavoro, commissione di reati, danni affettivi (separazioni), isolamento, suicidi ecc.                     Lo sviluppo del gioco d’azzardo legale e illegale nel nostro paese, in crescita esponenziale, fa ipotizzare una rilevanza sempre maggiore del GAP con conseguenze sociali e umane sempre più preoccupanti e quindi una richiesta ai Servizi di interventi specifici.
Il gioco d’azzardo si può definire come un’attività ludica nella quale si effettua una scommessa su eventi di diverso tipo dove è il caso, in grado variabile, che  ne determina l’esito[16]. Il giocatore deve scommettere del denaro o un oggetto, una volta messa la posta questa non può essere ritirata, l’esito dipende soprattutto dalla “fortuna”.
Nel DSM-IV il gioco d’azzardo patologico è definito come un “comportamento persistente, ricorrente e maladattivo tale da compromettere le attività personali, familiari o lavorative” ed è classificato all’interno dei  Disturbi del Controllo degli Impulsi.
Sempre secondo il DSM-IV la presenza di almeno cinque dei seguenti sintomi nello stesso soggetto diagnostica un giocatore d’azzardo patologico:
-    il soggetto è eccessivamente coinvolto nel gioco d’azzardo;
-    ha bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato;
-    tenta ripetutamente e senza successo di controllare, ridurre o interrompere il gioco;
-    nel tentativo di ridurre o interrompere l’attività di gioco, il soggetto risulta molto irrequieto o irritabile;
-    il soggetto ricorre al gioco come fuga da problemi o come conforto all’umore disforico               (ad esempio senso di colpa, di disperazione, ansia, depressione);
-    quando perde torna spesso a giocare per recuperare il denaro (“inseguimento delle perdite”);
-    mente in famiglia e con gli altri per nascondere il grado di coinvolgimento nel gioco;
-    mette a rischio o perde una relazione importante, un lavoro, un’opportunità di formazione o carriera a causa del gioco;
-    confida negli altri perché gli forniscano il denaro necessario a far fronte ad una situazione economica disperata, causata dal gioco.

I giocatori patologici sono sopraffatti da un’incontrollabile desiderio di giocare, che li porta alla perdita di controllo nel comportamento del gioco, quindi ad una serie di perdite ed a una crescente importanza del gioco nella loro vita[17].

Una riflessione è necessaria dopo aver descritto le nuove dipendenze. Essendo l’oggetto di esse rappresentato da comportamenti prevalentemente normali per la popolazione, la diagnosi di questi nuovi disturbi risulta non sempre facile e costituisce un compito “delicato”, specie se effettuata su una fascia di soggetti quali quelli in adolescenza, dove per la maggioranza questi comportamenti “eccessivi” hanno la funzione di “fuga dalla realtà” in tutte le sue diverse componenti (identità non certa, scuola, famiglia, ecc.). Tracciare un limite tra un comportamento ritenuto “normale” e attuato da un campione molto ampio di popolazione  e la sua versione patologica è difficile, specie se non è accettato dal soggetto che lo presenta e quell’attività è promossa incondizionatamente dalla società nella quale vive, come sovente accade, richiede molta attenzione e di non tener conto delle mode del momento. La diagnosi poi si confonde con quella riferita, per esempio, a componenti ossessivo-compulsive. Spesso solo la persona che presenta questo comportamento e la sua famiglia, è in grado di evidenziarne la dimensione patologica attraverso il suo/loro vissuto di disagio.

L'INTERVENTO NELLE NUOVE DIPENDENZE E L'AUTO-AIUTO 

L’intervento clinico su queste “nuove”dipendenze comportamentali è quello tipico per le dipendenze da sostanze, nel contempo risulta specifico,  con gli opportuni adattamenti che ognuno di queste nuove problematiche richiede. Per esempio  per il GAP: controllo delle fonti di denaro, lavoro su credenze cognitive dei giocatori (“pensiero magico”), ecc.; per i dipendenti da internet: controllo sull’uso del computer, l’accesso, i tempi e i contenuti. Gli aspetti comuni dell’intervento sono rappresentati dalla multimodalità  con l’integrazione delle componenti psicologica, medica, sociale, educativa, dal lavoro sulla sobrietà (intesa come astinenza dal comportamento dipendente e cambiamento dello stile di vita), dal coinvolgimento della famiglia nel programma terapeutico-riabilitativo e , non ultima, dalla partecipazione a gruppi di auto-aiuto specifici.
  
L’auto-aiuto e i gruppi di auto-aiuto

Il mondo dei Servizi e quello del Volontariato si sono aperti, da tempo, alle metodiche dell’auto-aiuto e alla filosofia che le sottende, poiché il self help si è dimostrato uno strumento di fondamentale utilizzo nei confronti di gran parte dei disagi che presentano gli individui, in particolare per i problemi di dipendenza da sostanze psicoattive, con l’alcolismo e i Problemi Alcol Correlati (PAC) in primo piano[18].
Per tale ragione oggi  l’auto-aiuto può rappresentare una valida ed “economica” risposta alle nuove sfide e nuove problematiche, tra le quali si annoverano, appunto, le nuove forme di dipendenza.
In alcuni di questi campi la proposta di auto-aiuto si è basata su modelli di intervento già utilizzati in altre problematiche; un esempio è il movimento dei Dodici Passi, che dal problema dell’alcol con i gruppi di Alcolisti Anonimi, ha trasferito la sua esperienza anche nell’ambito del GAP nei gruppi di Giocatori Anonimi.
Una ricerca portata avanti dalla Fondazione A. Devoto nel 2006 ha evidenziato l’incremento dei gruppi avvenuto negli ultimi anni: ne sono stati censiti 3.265 contro i 1.603 del 1999, anno della precedente rilevazione. Di questi, 148 riguardano nuovi ambiti (ad esempio la porno-dipendenza) e non più solo i settori tradizionali come quello delle dipendenze da sostanze psicoattive [19].
L’auto-aiuto è una metodica semplice, spontanea, che va in contro al bisogno delle persone: un modello alternativo, basato sul coinvolgimento degli individui nella gestione della propria salute da soli o in gruppo. Il gruppo, in particolare, è uno strumento di facile utilizzazione, in quanto gli esseri umani sono portati spontaneamente a raggrupparsi per risolvere reciprocamente i loro problemi. Nel self help c’è l’impegno, da parte dei partecipanti, a cambiare le proprie abitudini e comportamenti in relazione alla propria salute, si ha un’assunzione di responsabilità rispetto al proprio benessere. L’etica sottostante si caratterizza per essere aprofessionale, attivistica e paritaria.
Le nuove tecnologie si propongono come risorse nell’ottica dell’auto-aiuto.                            Abbiamo esaminato precedentemente le dipendenze che sono ad esse collegate, ma  il computer,   internet, i telefonini, si propongono anche come strumenti importanti per aiutare le persone in difficoltà. Internet, per esempio, vede già una vasta presenza di auto-aiuto. Sono molte le  pagine proposte da Associazioni di self-help, singoli individui, net-work. Esercitano una grande funzione di Informazione (spiegano il disagio specifico di cui si occupano, che cosa è auto-aiuto, dove andare, a chi rivolgersi, ecc.), ma anche di infusione di speranza per le persone che hanno quel problema e di condivisione. Sempre di più sono i siti che presentano auto-aiuto on line, cioè che fanno auto-aiuto attraverso la rete, con chat specifiche, forum.
Anche le nuove dipendenze si avvalgono di questi strumenti. In genere Internet è molto indicato nei confronti di problematiche che mostrano alcune caratteristiche specifiche:                                                                        1) malattie/disturbi più o meno gravi o rari, che vedono le persone non trovare facilmente altri che condividono quel problema o che abitano vicino (lontananza geografica): attraverso la rete si incontra uno strumento che fa sentire vicini ad altri che sono simili e condividere quel disagio (depressione, miastenia, sclerosi multipla, trapianti, ecc.); 2) problemi che suscitano vergogna in coloro che li hanno per la non accettazione e/o disapprovazione sociale che raccolgono, e che quindi isolano psicologicamente e socialmente queste persone. L’esempio del AIDS-HIV è tipico, ma anche, tra nuove forme, la dipendenza da pornografia. Per queste problematiche la rete consente di fornire la propria testimonianza e sentirsi meno soli, condividere con altri senza rinunciare al proprio anonimato, permettendo così di uscire dall’isolamento.  In ogni caso, quale che sia il disagio,  si rompe la solitudine, si infonde speranza e si ottengono informazioni corrette.

 I Servizi pubblici e le nuove dipendenze: integrazione con l’auto-aiuto

Come si pongono i Servizi pubblici nei confronti del problema connesso alle nuove dipendenze?  Va detto molto onestamente che, generalmente, non ci sono Servizi specifici, ma risposte specifiche che i Servizi danno a queste problematiche, quasi sempre si tratta dei Servizi per le Tossicodipendenze, i SERT.
Anche rispetto al GAP, che tra le cosiddette Nuove dipendenze è quella che presenta gli aspetti  più preoccupanti per dimensioni del fenomeno e danno creato, non è facile trovare Servizi o ambulatori specifici strutturati, deliberati, ma troviamo operatori che se ne occupano, questo anche se la richiesta di aiuto è crescente. Spesso c’è l’esperienza di alcuni operatori, “illuminati”, “volenterosi” che, hanno casualmente  incontrato lungo la loro strada professionale, per esempio, il GAP o la dipendenza da Internet, che sono le nuove dipendenze più riscontrabili nei servizi, e hanno ritenuto di fornire una risposta professionale. Questo è avvenuto spinti dalla propria curiosità scientifico-professionale-clinica, dal proprio senso di servizio e di solidarietà, dalla voglia di occuparsi di qualche cosa di un pò diverso da ciò che costituisce il loro campo prevalente. A volte, non aiutati o riconosciuti dalle loro stesse istituzioni. All’inizio questi professionisti hanno adattato a queste nuove problematiche interventi riferiti ad altre dipendenze e da loro sperimentati con successo, gradualmente hanno studiato e si sono formati su quel problema per arrivare a fornire un intervento che è divenuto, così, specifico ed efficace.
Portando ad esempio la realtà toscana e fiorentina in particolare, per quanto riguarda il fenomeno del GAP, si cominciò ad occuparsene dieci anni fa circa, organizzando un convegno nazionale a Forte dei Marmi ed una successiva formazione per gli operatori dei Sert voluta dalla Regione[20].   Da questa esperienza alcuni operatori iniziarono ad aprire i loro ambulatori al GAP e si sono strutturati nel tempo protocolli di intervento specifici ed efficaci. Ad oggi nel Dipartimento Dipendenze di Firenze quattro delle sei UFMSERT si occupano attivamente dei Giocatori Patologici. L’attività degli autori di questa breve trattazione si svolge nell’Ambulatorio per il GAP dell’UFMSERT/A dell’Azienda Sanitaria di Firenze, dove si occupano delle vecchie e  “nuove dipendenze”.  L’intervento sul GAP è attivo dal 2003, quello sulla dipendenza da Internet, quasi contemporaneamente, ed è iniziato occupandosi, soprattutto, di persone dipendenti da immagini porno viste attraverso la rete, pornodipendenti come si dichiaravano[21]. Queste persone cercavano nel Servizio qualcuno che le aiutasse. Evidenziavano e riconoscevano nei loro disturbi sintomi e vissuti tipici della dipendenza e non tanto di altre forme di patologia. Per questo gli operatori hanno cominciato a trattarli, ritenendoli di loro competenza.  Successivamente sono arrivate persone con problemi di dipendenza da videogiochi on e off line.  Per molti di questi pazienti, data la giovane età, il dubbio clinico è ed è stato quello di determinare se si tratta di una vera e propria dipendenza o di una fuga dalla realtà da parte di adolescenti in difficoltà, che trovano sul web e nei giochi qualcosa di più gratificante della vita “normale”, spesso in famiglie con difficoltà di tipo educativo, troppo permissive-indulgenti, con genitori disomogenei tra loro nei messaggi e modelli forniti, se non apertamente in contrasto e/o conflitto. L’intervento su questi vede la famiglia come “particolarmente” centrale,  diciamo particolarmente perché anche  per le altre forme di addiction, l’intervento sulla famiglia risulta , come già accennato, fondamentale.
In merito al rapporto tra Servizi Pubblici e Nuove Dipendenze, emerge come le Istituzioni, le ASL, diano attenzione e spazio a queste esperienze che offrono nuove risposte a cittadini che si trovano in difficoltà spesso gravi, ma che l’investimento, stante le carenze economiche ormai croniche, è limitato: non formalizzazione di tali interventi, non risorse umane e strutturali per gli stessi.
I Servizi si dovrebbero aprire di più a queste nuove problematiche, altrimenti le risposte sono destinate a rimanere parziali (p.es. trattamenti, ma non prevenzione) e/o precarie, legate al singolo operatore e alla sua disponibilità, così che se questi non può continuare l’intervento (pensione, trasferimento, stanchezza, ecc.) il servizio offerto si esaurisce e finisce.
In quest’ottica l’incontro tra Servizi Pubblici ed i gruppi di auto-aiuto risulta una forma di integrazione straordinaria per fornire ai cittadini un intervento completo.
L’auto-aiuto costituisce un’importante risorsa sanitaria non professionale: la collaborazione tra i gruppi di self help e i professionisti, sia del servizio pubblico che del privato, è un modo per offrire prestazioni migliori e più efficaci agli utenti e allo stesso tempo per diminuire la pressione sulle risorse e/o sul servizio nel quale il professionista lavora.
I gruppi di auto-aiuto svolgono una funzione fondamentale nel sopperire alle carenze e ai limiti dell’intervento professionale pubblico o privato: le persone che ne fanno parte, trovandosi nella medesima condizione di disagio (fisico e/o psichico), riescono ad affrontare i loro problemi individuali e familiari tramite l’interazione che si sviluppa nel gruppo, con impegno e assunzione di responsabilità, senza delegarli, ai professionisti. Nei gruppi si sviluppano forme di aiuto specifico tra i membri per affrontare il problema condiviso, favorendo l’auto-protezione della propria salute da parte del cittadino che impara, così, ad affrontare i problemi autonomamente, anche indipendentemente dalle forme tradizionali di assistenza. Nei gruppi i membri/cittadini sviluppano forme di cittadinanza attiva, un modello di partecipazione di fondamentale importanza per la tutela della propria salute. Attraverso i gruppi si ha un incremento dell’approccio preventivo e professionale di primo e/o secondo livello nella popolazione rispetto a problemi vecchi e nuovi come quelli che costituiscono la presente trattazione.
L’auto-aiuto, integrandosi con l’aiuto professionale, contribuisce con l’umanizzazione dell’assistenza sanitaria e al miglioramento dei livelli di salute. Ciò concorre anche al decentramento dei servizi favorendo la partecipazione degli utenti alla loro gestione, aspetti altamente auspicati dalla moderna organizzazione sanitaria. I gruppi sono un esempio ammirevole di coordinamento tra gli interventi pubblici e privati, non sempre facile da attuare, ma necessario per evitare sovrapposizioni e sprechi. Il modello di integrazione tra servizio pubblico e auto-aiuto è un modello già provato con successo in altri contesti europei e per questo motivo la sua realizzazione rappresenta solo un adeguamento ai più evoluti approcci comunitari in materia di welfare[22].
Quanto sopra esposto vale anche rispetto alle problematiche connesse alle nuove dipendenze nei confronti delle quali, in questo momento storico, le risorse appaiono carenti a monte di una richiesta di aiuto sempre più pressante e di un allarme sociale crescente.











[1] Psicologo Psicoterapeuta UFMSERT/A Servizio Alcologico Territoriale - Ambulatorio Gioco d’Azzardo Patologico Azienda Sanitaria di Firenze tel: 0556264065 mail:massimo.cecchi@asf.toscana.it
[2] Psicologo, UFMSERT/A Servizio Alcologico Territoriale - Ambulatorio Gioco d’Azzardo Patologico Azienda Sanitaria di Firenze.
[3] Bricolo F., Nuove dipendenze http://www.psychomedia.it/pm/answer/newadd/bricolo.htm.                                      Kakaraki, D.,Le nuove dipendenze patologiche, in http://www.psiconet.it/cosa-facciamo/risorse-online/articoli/137-le-nuove-dipendenze-patologiche.html
[4] World Health Organization, (2007), Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari correlati, http://www.who.int/classifications/icd/en/
[5] American Psychiatric Association  (2002), DSM IV TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentale, Masson
[6] Cantelmi T.,. Grifo L.G, (2002), La mente virtuale, Edizioni San Paolo, Milano.                                                                                                                                             Cantelmi, T.,  Talli M.,Del Miglio C., D'Andrea A. , (2000), La mente in Internet. Psicopatologia delle condotte on-line, Piccin, Padova.
[7] Di Maria, F., Formica I., (2003), Hikikomori, Il male oscuro dei figli del Sol Levante, in "Psicologia contemporanea", n.179, anno XXX, settembre-ottobre.
[8] Young, K. S. (1996), Internet addiction: The emergence of a new clinical disorder, paper presented at the 104th annual meeting of the American Psychological Association, August 11, 1996, Toronto, Canada.
Young, K.S. (1998), Caught in the Net, John Wiley & Sons, New York. 
[9] McElroy, S.L., Keck, P.E., Phillips, KA (1995). Kleptomania, compulsive buying and binge eating disorder. Journal of Clinical Psychiatry, 56, 14-27.                                                                                 McElroy, S.L., Keck, P.E., Pope, H.G. et. al. (1994). Compulsive buying: A report on 20 cases. Journal of Clinical Psychiatry, 55, 242-248. 
[10] Cermak T.L (1986). Diagnosing and Treating Co-dependence: A Guide for Professionals. Minneapolis, MN, Johnson Institute Books.
[11] Troncon R., Pulito M.L., Falcone M., Janiri L. (1992): Caratteristiche di personalità e co-dipendenza nella coppia alcolista--partner: un’indagine psicometria. Arch Psichiatria Gen 2: 85-89,
[12] Bamber D., Cockerill I.M., Rodgers S., Carroll D., (2000), “It’s exercise or nothing”: a qualitative analysis of exercise dependence. In British Journal of Sports Medicine, 34, 423-430.
[13]SLAA, "The Journal", una rivista di una associazione di gruppi di sostegno per il recupero dalla dipendenza sessuale, ove inserisce testimonianze scritte dai partecipanti alle riunioni di auto aiuto.
[14] Machlowitz M., (1980) Workaholics. Living with them, working with them. 
[15] Il poker, per onestà scientifica e culturale, non può essere definito gioco d’azzardo puro, in quanto vede anche l’abilità del giocatore come componente, ma assume spesso connotazioni di addiction  non solo e non tanto legate alle perdite di denaro, ma all’investimento di tempo che il giocatore mette nel gioco, sacrificando per esso lavoro, famiglia, relazioni e affetti.
[16]Caillois R. (1958). Les yeux et les hommes. Le masque et la vertige. Gallimard, Paris (trad. It. I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine. Milano: Tascabili Bompiani, 1967). 
[17]Custer R. L. (1984). Profile of the pathological gambler. Journal of Clinical Psychiatry, 45 (12), 35-8.                            
Bolen D.W., Boyd W.H. (1968), Gambling and the gambler, in Archives of General Psychiatry, 18, 617-630.                                                                
Lavanco G. (2001),Psicologia del gioco d’azzardo. Prospettive psicodinamiche e sociali, McGraw Hill, Milano
[18]Silverman P.R. (1989), I gruppi di mutuo-aiuto, Ed. Erickson, Trento.
Noventa A., Nava R., Oliva F.(1990), Self-help. Promozione della salute e gruppi di auto-aiuto, EGA, Torino.
Cecchi M. (1993), Gruppi di auto-mutuo aiuto: caratteristiche, funzioni, obiettivi, in II Seme e l'Albero, A. I, n. l, pag. 9-15. Firenze, Coop. CROPS.
Cecchi  M., (2005), La Metodica dell’Auto-Aiuto nelle Dipendenze e nella Multidimensionalità del Disagio”,  (A cura di), ASL Firenze, Stabilimento Tipografico dei Comuni (Fo), Firenze.
[19] Focardi F., Gori F., Raspini R. (2006), I gruppi di auto-aiuto in Italia. Indagine conoscitiva, collana Briciole, 8, Cesvot. 
[20] Croce M., Zerbetto R. (2001). Il gioco & l’azzardo. Il fenomeno, la clinica, le possibilità di intervento. Milano: Franco Angeli.
[21] Lavenia G., (2008) Un caso di Pornodipendenza, Ancona, Quaderni di Psichiatria Psicologia e Psicoterapia Nostos, Mediateca delle Marche. .
[22] Cecchi M., Petrini F. (2009), L’investimento pubblico nell’auto-aiuto,  in Animazione Sociale, n. 2, pp. 61/70, Gruppo Abele, Torino.